WIBF incontra Eugenia Piza-Lopez

L'incontro con Eugenia

Per la rubrica “Wibf incontra”, è stata intervistata Eugenia Piza-Lopez, dal 2015 team leader per l’UNDP per l’uguaglianza di genere in America Latina e nei Caraibi,  impegnata nella lotta contro la discriminazione economica, politica e sociale delle donne e la violenza di genere.

Intervista

  • Come si è avvicinata ed interessata agli studi di genere e alle tematiche di uguaglianza di genere?

Sono stata sempre interessata a queste tematiche, fin da quando ero molto giovane. Facendo parte di movimenti e gruppi politici, infatti, mi rendevo conto di quanto le donne fossero spesso considerate come accessori al movimento o come figure marginali.

Un altro aspetto che mi ha avvicinato a queste tematiche è stato uno studio condotto da mia madre negli anni ’70 concernente il modo in cui le donne trascorressero il loro tempo. Allora non si parlava ancora di “care economy”, concetto in quegli anni non diffuso, ma questo studio riuscì a sottolineare come le donne lavorassero a pieno ritmo, gratuitamente, per la cura della famiglia e della comunità, senza che ciò venisse riconosciuto un lavoro, ma piuttosto un’inclinazione naturale femminile.

Opinione diffusa era infatti che la donna avesse il compito naturale di essere una casalinga, una buona moglie e madre, senza quindi aver bisogno di istruirsi o di studiare. Questi aspetti hanno influenzato la mia crescita e la mia consapevolezza in maniera preponderante e hanno rafforzato il mio interesse per la condizione delle donne.

  • Quanto si è distanti, a suo parere, dal raggiungere una situazione di uguaglianza e parità di genere?

Si è ancora molto lontani dal raggiungere tutti gli obiettivi posti come capisaldi di una situazione egualitaria. Credo che in generale non si possa generalizzare e sia importante capire a fondo le realtà femminili nel loro contesto e come il cambiamento di questo contesto possa influenzare la situazione delle donne.

Quando si parla di tematiche come il women empowerment e la women equality si sottolinea il bisogno delle donne di raggiungere un’autonomia politica, un’autonomia economica e un’autonomia fisica maggiori e più concrete di quanto abbiano oggi. Il raggiungimento di una condizione di parità ed eguaglianza in ciascuna di queste tre aree – politica, economica e fisica – è ancora un obiettivo molto lontano, tuttavia esso cambia da area ad area.

In Sud America, per esempio, vige una realtà ricca di contraddizioni: è presente un framework legale ricchissimo di leggi per l’uguaglianza di genere, contro la violenza, per la parità. Nonostante ciò la situazione di disparità è ancora molto radicata ed evidente: le donne svolgono spesso lavori non riconosciuti o non tutelati, non sicuri. Il Sud America è inoltre la zona più pericolosa per le donne, dove i tassi di violenze e di femminicidio sono molto alti e preoccupanti.

  • Il Sud America presenta alcuni dei movimenti femministi più organizzati e rivoluzionari al mondo: come si spiega, dunque, la presenza di una situazione ancora così drammatica per le donne?

In America Latina vi è da tempo la presenza di movimenti femministi potentissimi: le donne hanno combattuto contro guerre, regimi militari, una società patriarcale, attraverso movimenti sociali richiedenti uguaglianza. Questo è il motivo principale per il quale è presente un framework legale così rivoluzionario per l’uguaglianza di genere.

Nonostante ciò però non vi sono ancora stati dei miglioramenti e dei cambiamenti concreti, poiché stati e governi non sono inclusivi, sono  impenetrabili dai movimenti sociali, hanno valori classisti e patriarcali incapaci di vedere e accogliere la diversità. A meno che non si cambi il modo in cui lo stato funziona non si sarà mai in grado di sviluppare qualcosa di davvero rivoluzionario per le donne. Senza istituzioni che possano garantire l’uguaglianza non si può proporre e assicurare l’uguaglianza.

La vasta e diffusa presenza di corruzione, di mancanza di trasparenza, di cultura patriarcale sono alla base di quello che, in termini tecnici, viene chiamato “policy implementation gap”, ovvero il gap, ancora oggi molto vasto che sussiste tra le leggi e l’effettiva implementazione di una situazione di uguaglianza e parità.

Le donne per diritto dovrebbero avere e godere di uguaglianza, non dovrebbero sussistere valori patriarcali che pongano le donne in condizioni di vantaggio. Oltre a questo importante aspetto, bisogna anche sottolineare che se il mercato del lavoro e le istituzioni riconoscessero lo spreco rappresentato dal fatto di non sfruttare a pieno il potenziale economico femminile, se si riuscisse a capitalizzare il contributo femminile allora si potrebbe generare un forte aumento di crescita e ricchezza.

Oggi, in America Latina, stiamo assistendo ad un fortissimo aumento di episodi di violenza contro le donne, il che rappresenta la spaventosa reazione ad una crescente partecipazione delle donne a livello sociale e politico. I femminicidi aumentano con l’aumento di assertività, di partecipazione, di libertà femminile.

  • Quale consiglio darebbe ad una giovane donna oggi nella propria battaglia contro la discriminazione di genere?

Una cosa che, come donne, si deve sempre tenere a mente, è che nessuno dei diritti conquistati può essere mai dato per scontato, essendo essi frutti di lotte e battaglie per la parità. Per questo è molto importante creare movimenti, dialoghi e proteste anche intergenerazionali.

Dobbiamo essere implacabili, in questa lotta, ogni giorno. Ogni giovane donna può contribuire al cambiamento: sto collaborando con un gruppo di economiste con lo scopo di cambiare la narrativa patriarcale che circonda l’economia. Da giovani economiste questo potrebbe essere il vostro ruolo, cambiare la narrativa.

Il mio consiglio è anche quello di rimanere fedeli a sé stesse, di fidarsi del proprio istinto e di capire che quando qualcosa non sembra giusto probabilmente non lo è, di provare ad essere assertive, di supportare le altre donne e di creare dei network di sostegno con altre donne che possano sostenervi.

Anna Borgonovo