Un'impresa da donne

“Sorelle di corpo”, così si chiama il festival organizzato da Fatti d’Arte, associazione culturale fondata nell’aprile 2015 con l’obiettivo di promuovere la diffusione della cultura nell’ambito di tutte le arti, ha visto presenti anche una rappresentanza di WiBF

Invitate dalle organizzatrici, Veronica Bassani e Angela Molari, la fondatrice e presidentessa Eleonora, la vice presidente e head di Parternship for Non Profit Flavia e la responsabile Alumnae Diletta hanno avuto modo di partecipare al festival con una video-call dal titolo “Un’impresa da donne”.

Non ci poteva essere un titolo più azzeccato per i temi che sono stati affrontati: imprenditoria femminile in Italia, conciliazione lavoro-famiglia e la nostra associazione.

Il ghiaccio è stato rotto da Eleonora che ha riportato dei dati ricavati da ricerche dell’Osservatorio dell’imprenditoria femminile per inquadrare la situazione europea, in particolare quella italiana:

  • Nel 2017, le imprese a conduzione femminile erano solo il 21,86% delle imprese totali;
  • Il dato non è certo confortante ma riporta un aumento del 17% rispetto al 2014;
  • Le regioni, in cui le imprese a condizioni femminile sono presenti principalmente, sono Sicilia, Lazio, Campania e Lombardia;
  • I settori in cui rientrano queste imprese sono il turismo e i servizi, in particolare servizi alla persona.

Dopo questo breve inquadramento è intervenuta Diletta, che ha approfondito queste tematiche nella sua tesi magistrale dal titolo   “In equilibrio tra lavoro e famiglia: i sistemi di welfare aziendale a supporto della maternità”. 

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“A partire dagli anni ’90, molti cambiamenti hanno permesso alle donne di emanciparsi, ma la donna da un punto di vista culturale è comunque rimasta colei che, nell’organizzazione familiare, si deve prendere cura dei figli e della casa”. E questa condizione ha portato la donna ad un impegno sempre maggiore rispetto agli uomini. 

Riguardo a ciò, l’Unione Europea ha emanato nel 2019 una direttiva che vede la conciliazione vita-lavoro come un diritto di ogni cittadino, chiedendo ai singoli stati membri di facilitare il raggiungimento di tale condizione. Ma Diletta ci mostra che in Italia questo obiettivo è ancora troppo lontano.

In tema occupazione il gender gap in Italia è ancora molto elevato: dati Istat mostrano che l’occupazione maschile si attesta al 67,4%, contro quella femminile pari al 49%. Inoltre guardando la situazione all’interno delle famiglie si può notare che mentre il tasso di occupazione dei padri non diminuisce all’aumentare del numero di figli (ma anzi un uomo con figli ha più probabilità di far carriera in quanto gli vengono riconosciute maggiori capacità di leadership e dedizione), lo stesso non vale per le donne.  “Una donna su tre abbandona la propria attività dopo la nascita del primo figlio e solo nel 2018 vi sono state 30.000 dimissioni di donne che non riuscivano a gestire la famiglia ed il lavoro. L’introduzione del part-time ha sì permesso alle donne di continuare a lavorare ma l’adesione a questo spesso ostacola la carriera ed è legato a retribuzioni drasticamente più basse”. 

Lo stato investe solamente il 2% del PIL in supporto alle famiglie e questo si è riflesso negli ultimi anni in una forte decrescita dei tassi di natalità nel nostro paese, arrivando nel 2018 al numero di nascituri più basso dell’ultimo secolo. “È confortante però notare che i tassi di fecondità sono maggiori nelle regioni in cui lo sono anche le percentuali di occupazioni femminile. Questo significa che, se supportate dallo stato, le donne hanno la possibilità di emanciparsi, incrementare il reddito familiare e allo stesso tempo generare dei figli”.

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Eleonora interviene riportando il pubblico all’analisi del ruolo femminile nelle start up. A che punto siamo? “Può essere fuorviante pensare che le start up essendo più giovani e innovative abbiano un numero maggiore di donne. Non è così!” Un sondaggio della Silicon Valley Bank mostra infatti che:

  • Il 71% delle start up americane nel 2018 non aveva donne nel Board;
  • Il 57% delle stesse non ha figure femminili nella C-Suite.

Il 41% delle start up statunitensi ha però dichiarato di avere in programma di aumentare le donne in posizioni di leadership, e questo comporterebbe un balzo in avanti del 25%. Staremo a vedere!

La situazione è migliore in Cina, dove quasi due terzi delle start up hanno delle professioniste nella C-Suite e più della metà nei CDA. 

Il settore del venture capital non è considerato invece “cosa da donne”, neanche nella Silicon Valley. Negli USA, infatti, le società fondate da sole donne hanno raccolto soltanto il 2,3% del VC circolante. Speriamo che, essendo la cifra in crescita, la situazione cambi presto!

Osservando il nostro paese, la situazione non è certo migliore. Leggendo il rapporto di InfoCamere sulle startup innovative in Italia, nel quarto trimestre del 2018, la leadership femminile stenta ad affermarsi ancor più che nelle aziende consolidate. Solo il 13,3% è una startup a prevalenza femminile, ovvero dove le quote in possesso e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne. 

Alcuni studi mostrano però la correlazione positiva delle performance aziendali con la leadership femminile, sia nelle startup che nelle grandi aziende. Come mai allora la percentuale è così bassa? Eleonora risponde così: “Ancora oggi, sono poche le donne che intraprendono studi STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) mentre la quasi totalità delle startup richiede competenze digitali approfondite. La recente ricerca della LinkedIn Recruiter Sentiment Italia 2019 ha coinvolto i responsabili HR delle aziende italiane ed il 45% di loro ha affermato che le competenze tecnologiche e matematiche rimangono una prerogativa maschile”.

Lo Stato incentiva le donne a fondare una startup? “Anche se in modo minimo questo avviene, le donne infatti, grazie ad iniziative di microcredito e finanziamento alle imprese, hanno una convenienza, rispetto agli uomini, del 5%. Tra i vari incentivi per le giovani donne e per le professioniste, vi sono anche le creazioni di network e delle iniziative, come le associazioni, perché è stato individuato nelle donne italiane il bisogno di identificare dei role models femminile!

Flavia Busti 
Chaiwoman Networking

Con questo piccolo spoiler, Eleonora chiama in causa Flavia, che essendo nell’associazione da due anni e gestendo l’area di Partnership for Non Profit, è riuscita a darci una panoramica completa sul tema.

Flavia ci racconta infatti che WiBF è nata proprio per questo scopo, focalizzandosi in particolare sul mondo dell’imprenditoria e della finanza, quali due settori fortemente colpiti dal gender gap. “Specifichiamo che quando si parla di gender gap non ci si riferisce solo alla discriminazione salariale in base al sesso, illegale in Italia ed in molti paesi europei, ma si pensa più al grado di occupazione, alla crescita professionale ed all’accessibilità a ruoli di comando. Infatti, è dimostrato che una donna incontra maggiori difficoltà, a parità di impegno, ad ottenere la stessa posizione”. Non è solo il fattore familiare a limitare le donne nel loro percorso lavorativo ma anche una serie di fattori culturali. Ad esempio, spesso le donne sono incoraggiate a scegliere materie umanistiche, lasciando quelle scientifiche agli uomini.

La mission di WiBF è quindi quella di ispirare ed ispirarci ai role models femminili già esistenti. Questa necessità deriva anche dagli studi fatti sul gender gap index. In campi come la sanità e l’istruzione, il gender gap è molto basso, non è così invece per economia e politica. Si può quindi notare che il gender gap è ridotto dove le figure femminili, come medici, infermiere o maestre, sono la maggioranza. Mostrare quindi alle giovani studentesse donne “che ce l’hanno fatta” non può che motivarvi a trovare spirito di iniziativa e fiducia in loro stesse.
L’associazione quindi è nata con questo obiettivo, ovvero di diventare un punto di riferimento per le studentesse universitarie che si accingono ad entrare nel mondo del lavoro. La rappresentanza è infatti uno dei focus dell’associazione, ci spiega Flavia, e lo fa proponendo dei role models, in contesti lavorativi diversi, che possano essere d’ispirazione per le ragazze. “Vedere una donna che ce l’ha fatta per una ragazza può essere un grande stimolo a fare qualcosa di più, può essere che si senta a voler fare di più, volersi prendere una maggiore responsabilità e diventare più intraprendente”.

Flavia aggiunge anche che le associate sono incoraggiate a prendere iniziativa, sviluppando le loro idee fino alla creazione di un momento di incontro per tutte e questo le aiuta a prendere coscienza delle loro capacità e di mettersi in gioco. Oltre a questo, le ragazze vengono seguite in una serie di iniziative per approfondire i loro interessi e prepararsi ad affrontare il mondo del lavoro, anche con corsi per la scrittura del CV o preparazioni ai business case, spesso sottoposti in fase di colloquio.

“Uno dei progetti di cui andiamo più fiere è WiBF on tour, progetto in cui si organizzano delle giornate in-company, con dei momenti formativi e di networking. In solo un anno, siamo state ospitate da COIMA sgr, Lundbeck Italia e McKinsey! Finita l’emergenza sanitaria, abbiamo altri due appuntamenti in programma. In queste occasioni le ragazze hanno la possibilità di ascoltare donne in carriera ed è molto motivante!”

È favorita anche la creazione del network, anche perché una delle caratteristiche fortemente presenti nelle donne è la cooperazione. È sicuramente un plus, anche nel mondo aziendale. Per questo motivo all’interno dell’associazione, le aree sono tre: mentoring, partnership for non profit e partnership for firms.

Gli interventi delle ragazze hanno suscitato ulteriori domande e curiosità, che hanno permesso di approfondire ulteriormente alcune tematiche. Se anche tu, caro lettore/lettrice, hai delle domande non esitare a contattarci sui nostri social (wibf_ucsc)!

Intanto, a nome di tutta WiBF vogliamo ringraziare Angela, Veronica e tutta l’associazione Fatti d’Arte che ci ha permesso, in questo momento così difficile, di far conoscere la nostra realtà ed i temi che ci stanno a cuore.

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Vi ricordiamo inoltre l’appuntamento conclusivo di “Sorelle di Corpo”, che si terrà domenica 5 aprile alle ore 10.30, “Dialogo con il filosofo”. A grande richiesta, torna il matinée filosofico: gli esperti dell’associazione Filò riprenderanno in mano la riflessione ed il confronto intorno al concetto di bellezza canonica e stereotipata, cercando un di instaurare un dialogo costruttivo e collettivo sul tema.

Join Zoom Meeting https://zoom.us/j/2990378962 – Meeting ID: 299 037 8962

Elisa Barbera