Simone Veil

«Simone Veil symbolisait l’accès des femmes aux plus hautes responsabilités de la société française. Par sa simplicité, sa dignité et sa compétence. Elle a illustré l’apport indispensable des femmes à la vie publique de la France.»

Simone Veil nasce nel 1927 in una famiglia di origini ebree. Nel 1944, dopo essersi diplomata, viene deportata nel campo di concentramento di Auschwitz insieme alla famiglia. Sopravvissuta alla Shoah, prosegue gli studi laureandosi in giurisprudenza, divenendo una magistrata.

Nel 1974, dopo aver abbandonato la carriera professionale, viene nominata ministro della Sanità sotto il governo di Jacques Chirac. Negli anni ha ricoperto diverse cariche pubbliche in ambito politico, dedicandosi alla rappresentanza del popolo francese e delle donne, conquistando la fiducia e il benestare dei suoi compatrioti. Dopo circa cinque anni, nel 1979 si candidò alle elezioni presidenziali a suffragio universale venendo eletta presidentessa del Parlamento europeo fino al 1982. Simone non solo fu il primo presidente donna del Parlamento Europeo, ma si occupò di diversi ministeri della repubblica francese. Ebbe una nuova nomina di ministra nel 1993 e fu presidente della Fondazione per la memoria per la Shoah dal 2001 al 2007.

Nel 2011, alla sua presenza, il Parlamento europeo le ha reso omaggio dedicandole la piazza di fronte al Parlamento, a Bruxelles.

 La sua nomina a Ministro della Sanità rappresenta un grande cambiamento, non solo perché Simone è una delle prime donne a ricoprire questa carica, ma perché la legge per la legalizzazione dell’aborto, da lei proposta e caldeggiata fino alla sua approvazione, nonostante le resistenze del mondo conservatore, all’epoca era quantomeno rivoluzionaria.

Quello dell’aborto è un tema tuttora attuale: negli ultimi mesi ha fatto scalpore il caso dell’Alabama dove l’aborto è vietato in qualsiasi caso, anche a seguito di uno stupro o di un incesto. In questo caso le leggi non incidono solo sulla donna e sulle sue scelte, ma anche sull’attività lavorativa dei medici che, qualora si rendessero complici, sarebbero condannati fino a novantanove anni di carcere.

L’obiettivo di Simone era quello di salvaguardare le donne qualora decidessero di interrompere la gravidanza, in quanto in Francia vigeva una legge del 1921 che vietava  e condannava  l’aborto. Veil sosteneva che: «Nessuna donna ricorre a cuor leggero all’aborto», ma che per lenire questa ferita era necessario procedere all’interruzione della gravidanza in condizioni di massima sicurezza, altrimenti anche la vita delle madri sarebbe stata esposta al rischio.

Nonostante le intimidazioni e le minacce, Simone, inflessibile combattente femminista, non ha mai arretrato di un solo passo pur di portare avanti le proprie idee, mantenendo come saldo obiettivo il miglioramento della condizione della donna. Per tutti questi motivi viene definita come un simbolo dell’identità e della dignità femminile.

Nel 2017, dopo la sua morte, Emmanuel Macron decide di assecondare le volontà di diversi esponenti politici che avevano espresso l’intenzione di seppellire Simone e il marito nel Pantheon di Parigi, mausoleo di prestigio dei resti mortali dei personaggi che hanno segnato la storia francese.

Ilaria Geraci