Simone de Beauvoir

« Je devais préserver ce qu’il y avait de plus estimable en moi: mon goût de la liberté, mon amour de la vie, ma curiosité, ma volonté d’écrire » – « Dovevo conservare quello che c’era di più stimabile in me: il mio amore per la vita, la mia curiosità, il mio desiderio di scrivere »

Sono queste le qualità che Simone de Beauvoir, filosofa, scrittrice, insegnante e attivista francese, ha riconosciuto come la parte migliore di sé stessa; qualità alle quali è sempre rimasta fedele e che fanno della sua vita un motivo di ispirazione per tutti noi.

Simone de Beauvoir nasce a Parigi nel 1908 in una famiglia altoborghese caduta in gravi ristrettezze economiche a causa della bancarotta del nonno materno. Nonostante le difficoltà, Simone trascorre un’infanzia felice, caratterizzata dal profondo legame con la sorella Henriette-Hélène.

Dimostra fin dall’infanzia un amore genuino per lo studio e la conoscenza, che la accompagnerà per tutta la vita. Simone è dapprima allieva brillante dell’Istituto Cattolico Désir, poi, dal 1926, studentessa appassionata di filosofia alla Sorbona. Dopo la laurea, decide di realizzare il sogno di diventare insegnante e consegue l’agrégation, ossia l’abilitazione all’insegnamento, ottenuta soltanto dai migliori studenti francesi

Gli anni dell’università sono caratterizzati da un grande fervore intellettuale, che porterà in seguito Simone a diventare una delle figure di maggior rilievo della filosofia esistenzialista francese. Si appassiona ad autori quali Proust, Gide e Radiguet, frequenta ambienti intellettuali e inizia ad allontanarsi dal Cattolicesimo, al quale era stata improntata la sua prima educazione.

Benché così essenziali per la sua formazione intellettuale, questi anni sono per lei segnati da due grandi dolori: l’abbandono da parte del suo primo amore, a seguito del quale attraverserà un periodo di depressione, e la morte della migliore amica Elizabeth Lacoin. Quest’ultima si era legata a un uomo sposato di famiglia cattolica altoborghese, il quale, per evitare lo scandalo, decide di lasciarla e andarsene. In preda al dolore più profondo, la ragazza trascorre la notte nuda al freddo di un gelido inverno, che le provoca una polmonite letale. Tale perdita non solo distrugge Simone, ma le fa anche maturare disprezzo e sdegno nei confronti della società altoborghese, che lasciava le donne in secondo piano e imponeva loro una serie di restrizioni da cui l’uomo era invece libero.

È durante gli anni della Sorbona che Simone de Beauvoir conosce colui che sarebbe diventato non solo il suo compagno di vita, ma anche il maggior esponente dell’esistenzialismo francese: Jean-Paul Sartre. La loro relazione sarà caratterizzata da una reciproca stima intellettuale, dalla condivisione del proprio pensiero e dal continuo confronto, che porterà entrambi alla stesura di scritti importantissimi per la filosofia esistenzialista. Ma non solo: insieme compiranno numerosi viaggi in tutto il mondo, incontreranno gli intellettuali e i politici di maggior rilievo, vivranno in prima persona gli eventi storici del loro periodo, dimostrando uno spiccato impegno politico e sociale. L’esempio più eloquente del loro impegno sociale è senz’altro la partecipazione al gruppo di Resistenza “Socialismo e Libertà” durante gli anni dell’occupazione di Parigi da parte dei nazisti.

Quella con Sartre è anche una relazione che segna definitivamente la rottura con le convenzioni sociali cattolico-borghesi cui era stata improntata la sua educazione. L’idea di libertà che li accomuna li porta a decidere di continuare a frequentare altre persone e di non unirsi mai in matrimonio, comportamento causa di scandalo per la società del tempo.

Un ulteriore motivo di scandalo legato alla figura di Simone de Beauvoir è stata la relazione con una sua allieva, motivo per il quale è stata costretta ad abbandonare la carriera di insegnante, alla quale si era dedicata con passione negli anni immediatamente successivi all’università.

Tuttavia, l’abbandono dell’insegnamento le permette di concentrarsi a tempo pieno sulla scrittura, tanto che nel 1943 pubblica il suo primo romanzo, L’invitata, nel quale dà prova delle sue abilità di scrittrice.

Ma l’opera che la consacra e la fa diventare famosa in tutto il mondo è Il secondo sesso: tale saggio diventerà non soltanto il punto di riferimento del movimento femminista, ma verrà anche messo nell’Indice dei Libri Proibiti dal Vaticano. In quest’opera, l’autrice vuole sensibilizzare tutti riguardo alla necessità di riconoscere alle donne gli stessi diritti e doveri degli uomini, per poter arrivare ai loro stessi livelli di carriera, all’uguaglianza dei salari, alla legalizzazione dell’aborto e in generale alla conquista di tutti i riconoscimenti civili e politici. Nonostante Simone non si sia mai posta come leader del movimento femminista, sono state le sue parole a motivare moltissime delle battaglie portate avanti negli anni Settanta per il riconoscimento degli stessi diritti a uomini e donne. E se alcune di queste battaglie oggi non si possono ancora considerare del tutto vinte ovunque, significa che il suo messaggio è ancora valido, che ci deve guidare ancora e che ci deve lasciare stupiti per la sua attualità, seppur risalga a ben settant’anni fa.

Tra gli altri suoi scritti di maggior rilievo, non si può certo non menzionare la sua autobiografia, che in quattro volumi racchiude le sue esperienze, le sue difficoltà, il suo pensiero, la sua crescita. È la testimonianza di una vita dedicata al sapere, alla filosofia, all’impegno politico e sociale, all’amore e alla passione: una vita che non può far altro che ispirarci, per la fermezza con cui Simone ha sostenuto le sue opinioni e denunciato le ingiustizie, nonostante le difficoltà imposte da una società che la etichettava come immorale, che ha messo all’Indice la sua opera, che la relegava al ruolo marginale di “compagna di Sartre” e nonostante le esperienze di abbandono, di tradimento, di perdita.

Ed è proprio al tema della perdita che è dedicata la sua ultima opera, La cerimonia degli addii, che ripercorre gli ultimi anni trascorsi accanto a Jean-Paul Sartre e descrive il dolore che ha dovuto affrontare dopo la sua morte.

Simone de Beauvoir muore nel 1986, cinque anni dopo Sartre, accanto al quale è stata sepolta nel cimitero di Montparnasse, a Parigi.

Elena Montanari