Nilde Iotti

“La Resistenza era stato un fatto straordinario. Aveva realizzato una unità veramente eccezionale che andava dagli ufficiali badogliani agli operai comunisti”

Sebbene si stimi che le donne che hanno partecipato alla Resistenza siano state più di settantamila, il loro ricordo è entrato solo recentemente nella storia ufficiale della Resistenza italiana: il loro supporto andava dal reperimento di beni di massima necessità per il sostentamento dei compagni, al garantire i collegamenti tra le varie brigate, fino alle staffette, indispensabili per mantenere i contatti fra i partigiani e le loro famiglie.

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È proprio nel quadro della Resistenza partigiana che emerge Leonilde Iotti: classe 1920, nativa di Reggio nell’Emilia, figlia di un deviatore delle Ferrovie dello Stato attivista nel movimento operaio socialista, perseguitato durante il regime fascista. Fu proprio il padre ad iscrivere Nilde all’Università Cattolica di Milano alla facoltà di Lettere.

Nilde fece il suo primo ingresso in politica quando l’Italia entrò nel secondo conflitto mondiale, aderendo al Partito Comunista Italiano: in questa circostanza servì come porta ordini durante la Resistenza. Questo ruolo fondamentale permise all’Italia di liberarsi dall’occupazione nazi-fascista e le fece ottenere il titolo di “eroina della Resistenza”(Victoria de Grazia).

Fu inoltre designata responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna, struttura attivissima nella guerra di Liberazione: l’emancipazione femminile inizia a farsi strada proprio a partire da questi gruppi di Difesa della Donna. Il 2 giugno 1946 la prima vittoria: le donne vengono “considerate, dal punto di vista politico, cittadine a pieno titolo”. Per la prima volta le donne esercitarono il diritto di voto e da questo momento in poi Nilde iniziò un’inarrestabile ascesa in politica.

Prima fu mandata in Parlamento e poi iniziò a coprire incarichi di importanza sempre crescente. Il ruolo più importante fu quello svolto nell’ambito della Costituente a favore dei diritti delle donne e delle famiglie, impegno perseguito con estremo rigore. Una delle più grandi battaglie vinte da Nilde fu quella portata avanti a partire dal 1946, quando, in qualità di membro della Commissione dei 75, predispose la relazione sulla famiglia con l’obiettivo di superare lo Statuto Albertino: la nuova carta aveva lo scopo di “affermare il diritto dei singoli, in quanto membri di una famiglia o desiderosi di costruirne una ad una particolare attenzione e tutela da parte dello Stato”, come asserisce la stessa Iotti.

Un’attenzione particolare fu posta sul ruolo della donna: Mussolini aveva affermato che “il lavoro costituisce per la donna non una meta, bensì una tappa della sua vita, da risolversi, prima possibile, con il rientro nell’ambiente domestico”. Nonostante questo retaggio culturale Nilde diede avvio ad una rivoluzione per l’emancipazione della donna attraverso il rinnovamento di concetti come: lavoro, maternità ed uguaglianza giuridica dei coniugi. La Costituzione deve assicurare l’assenza di discriminazioni di sesso e di razza nei luoghi di lavoro, la maternità non deve essere più intesa come “cosa di carattere privato”, bensì come “funzione sociale” da tutelare, e infine viene espresso chiaramente il principio dell’uguaglianza giuridica dei coniugi i quali hanno uguali diritti e doveri nei confronti dei figli.

Queste furono solo alcune delle grandi conquiste di Nilde.

La sua fu una vita costellata da successi in campo politico e, conseguentemente, sociale: si batté infatti per tutta la vita in favore delle classi dei più disagiati, fu promotrice della legge sul diritto di famiglia, della battaglia sul referendum per il divorzio e per la legge sull’aborto. Ricoprì la carica di Presidente della Camera e nel 1993 ottenne la Presidenza della Commissione Parlamentare per le riforme istituzionali e nel 1997 venne eletta Vicepresidente del Consiglio d’Europa.

La grande qualità di Nilde, oltre un enorme coraggio e una raffinata intelligenza, è la resilienza. Dalla morte del padre, alle difficoltà economiche di una famiglia di sole donne e dal grande e difficile amore con Palmiro Togliatti, Nilde è riuscita ad emergere e a fare strada ad una rivoluzione senza precedenti, senza la quale probabilmente le donne avrebbero ritardato ancora di molto l’ottenimento di ciò ora è visto come un diritto innegabile. Ciò che ci ha lasciato Nilde Iotti dunque non è solamente un patrimonio di diritti ma un’eredità politica e civile, una nuova concezione di democrazia e di lotta in cui non si combatte più per i diritti di una sola categoria di persone ma per tutti.

“Nilde Iotti, è stata una figura carica di umanità e di impegno civile, una dirigente politica che ha dato una spinta decisiva alla battaglia per l’emancipazione delle donne, una delle figure più prestigiose dell’Italia repubblicana.” (Laura Boldrini)

Domiziana Carpenzano