Lori Lightfoot

«Let it shine, let it shine, let it shine»

 

«Oggi voi avete fatto più che la storia, avete creato un movimento per il cambiamento» queste sono state le prime parole pronunciate da Lori Lightfoot, avvocato ed ex procuratore federale, dopo essere stata eletta, il 3 aprile scorso, sindaco di Chicago. 

Afroamericana, 56 anni, democratica e apertamente omosessuale. Con la sua vittoria, Lightfoot diventa uno dei sindaci apertamente gay d’America, insieme a Pete Buttigieg, primo cittadino di South Bend e la prima donna nera a detenere il ruolo di sindaco dalle prime elezioni del 1837.

Minuta di statura, capelli corti, una forza invidiabile, un sorriso contagioso e una grande luce negli occhi che rivolgono lo sguardo verso il cambiamento: era l’outsider nella corsa alla poltrona di sindaco ma è riuscita ad ottenere il 74% delle preferenze, vincendo sulla favorita Toni Preckwinkle.

Lori Elaine Lightfoot è nata il 4 agosto 1962 a Massillon, nell’Ohio ed è la più piccola di quattro figli. I suoi genitori, sono cresciuti nel Sud segregazionista degli Usa, prima di trasferirsi entrambi con le loro famiglie in Ohio. Il padre di Lori, dopo la nascita dei primi due figli, ha avuto una grave malattia che lo ha reso completamente sordo: la disabilità del padre, ha plasmato profondamente la sua visione di giustizia sociale ed uguaglianza. Lori si laurea alla University of Michigan in Scienze Politiche nonostante i problemi economici della famiglia: in quel periodo, pur di riuscire a mantenersi, arriva a fare fino a sette lavori contemporaneamente. Dopo il college, riceve una borsa di studio per la scuola di legge della University of Chicago, dove si laurea nel 1989. Completati gli studi, inizia la propria carriera nel settore pubblico, diventando assistente procuratrice per il distretto nord dell’Illinois: la sua scelta di dedicarsi al pubblico si lega alla necessità di rappresentare le istanze della comunità afroamericana e il desiderio di sanare le ingiustizie. Viene anche assunta all’interno del dipartimento di Polizia di Chicago, con il ruolo di “supervisore” delle presunte cattive condotte degli agenti. Diventa il capo del Chicago Police Board, con il compito di giudicare episodi relativi alla condotta dei poliziotti.

Il 10 maggio 2018, Lightfoot annuncia la propria candidatura a sindaco di Chicago ed il resto è storia. Come slogan, in campagna elettorale ha ripetuto «Let it shine, let it shine, let it shine», lasciala brillare, un riferimento al testo della canzone gospel “This little light of mine”.

Durante il discorso di insediamento alla Wintrust Arena ha lanciato un messaggio alle generazioni, con accanto sua moglie Amy Eshleman e sua figlia di 11 anni Vivian: «Qui stasera un sacco di ragazzine e ragazzini stanno guardando.. e stanno vedendo l’inizio di qualcosa un po’ diverso dal solito. Vedono una città rinata, una città dove non fa differenza di che colore è la tua pelle e quanto sei alta.. dove non ha importanza chi ami se lo ami con tutto il cuore. Nella Chicago che andremo a costruire insieme celebreremo le nostre differenze. Abbracceremo la nostra unicità. E faremo in modo che ognuno abbia tutte le opportunità di avere successo». In queste parole è racchiuso il fulcro del  programma elettorale: la lotta alla corruzione endemica che si intreccia con il clientelismo, la costruzione di un clima più sereno nei rapporti tra cittadini, istituzioni e polizia, un sostegno alle famiglie con basso reddito e la lotta contro le diseguaglianze, razziali, sociali e di genere, in una metropoli divisa in due, dove i quartieri sud-occidentali sono popolati dai neri, mentre a nord troviamo il centro finanziario della capitale.

Forza, determinazione, coraggio, ambizione e luce: questa è Lori Lightfoot.


Margherita Basso