Lilli Gruber

“Finché le competenze delle donne continueranno a contare così poco, non la smetterò di lottare. Non è solo una questione di giustizia. L’esclusione delle donne dalle centrali del potere è infatti anche un indice inequivocabile di stupidità politica. Una cosa è certa: non mi limiterò a sognare un futuro migliore. Mi batterò perché quel futuro si realizzi”

Nata a Bolzano, classe 1957, Dietlinde Gruber è una giornalista, conduttrice televisiva, scrittrice ed ex politica italiana. Conosciuta ai più come la conduttrice del programma Otto e Mezzo, la Gruber ha alle spalle un passato intensissimo. Laureata alla facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Venezia. Parla italiano, tedesco, inglese e francese. Diventa giornalista professionista nel 1982 ed inizia la sua carriera in Rai: lavora prima per il Tg3 Regionale del Trentino Alto Adige, poi come conduttrice del Tg2 della notte. Nel 1987 la svolta: è la prima donna in Italia a condurre un telegiornale in prima serata, si tratta del Tg2 delle 19.45.

Conduttrice e non solo, Lilli diventa uno dei punti di riferimento del giornalismo italiano. Ha sempre avuto un fiuto particolare che l’ha portata a trovarsi nel posto giusto al momento giusto, a non mancare l’appuntamento con la storia. Così, il 9 Novembre del 1989, giorno della caduta del muro, lei era a Berlino. Durante la guerra del Golfo stazionava come inviata ad Amman e a Bagdad, dove conobbe il giornalista Jacques Charmelot, suo futuro marito. Nelle vesti di corrispondente dall’estero segue i viaggi del Papa, racconta il crollo dell’URSS, il conflitto israelo-palestinese, gli attacchi terroristici dell’11 settembre a New York, la crisi irachena e la successiva guerra. Verrà insignita di molti premi per il suo lavoro e i bestseller scritti: il Presidente Ciampi le assegnerà, in qualità di giornalista inviata in Iraq, l’onorificenza di Cavaliere OMRI (Ordine al Merito della Repubblica Italiana). Sarà invitata come “visiting scholar” alla Johns Hopkins University. Riceverà una Laurea honoris causa della American University di Roma.
Non si ferma davanti a niente e nel 2004 decide di passare anche dall’altro lato della politica: “Lilli la rossa” viene infatti sorprendentemente eletta nel Parlamento europeo come capolista dell’Ulivo in Centroitalia.

Nel 2008 tornerà a indossare le vesti di giornalista iniziando a condurre su La7 “Otto e Mezzo”. La Gruber è una donna che non si fa intimidire. Va per la sua strada, crede profondamente in se stessa, ha chiari i propri obiettivi, è tenace e disposta ad impegnarsi a fondo quando vuole raggiungere una meta. Spesso sceglie la via più irta d’ostacoli, e rischia sempre in prima persona.

“Sono la personificazione del rischio. Sono solo una giornalista curiosa.”

Forse uno dei suoi più importanti insegnamenti è proprio quello di essere curiosi, soprattutto: di sapere, di verità, di ciò che ci spetta di diritto. E lo sottolinea sempre, lei, che nei suoi libri si è occupata di conflitti nazionali ed internazionali, ha raccontato la storia del suo paese, della cultura del medio-oriente e del ruolo occupato dalla donna al suo interno. L’obiettivo è sempre quello di superare gli stereotipi e raccontare la verità. Nel suo libro “Chador. Nel cuore diviso dell’Iran” traspare un intricato labirinto di valori sotto il tipico indumento tradizionale iraniano, il Chador appunto. Sotto il lungo foulard si nasconde un mezzo per occultare e tutelare il pensiero, e, allo stesso tempo, lo strumento che ha permesso l’emancipazione delle donne in Iran, consentendo loro di uscire di casa ed entrare nel mondo del lavoro.

In un’intervista al Gazzettino di qualche anno fa (2014, ndr.) le venne chiesto cosa pensasse riguardo alla parità di genere: «Le donne sono una risorsa preziosa per il mondo del lavoro. Lo hanno capito anche gli uomini. Pensando al giornalismo, la nostra professione si è molto “femminilizzata”. In tv si sono guadagnate uno spazio nei Tg e nei programmi di approfondimento politico. Purtroppo l’accesso ai posti di potere resta difficile e con regole poco trasparenti, molto più che per gli uomini.

A parità di curriculum e competenze, è alle donne che bisognerebbe dare una chance, perché scontano ancora una pesante minoranza numerica.
Ma, come ha scritto bene il direttore operativo di Facebook, Sheryl Sanberg, le donne devono imparare a chiedere e all’occorrenza pretendere quello che spetta loro, assumendosi tutte le responsabilità del caso. Quindi, ragazze coraggio, osare di più!».
Osare, sì, ma soprattutto avere sempre in mente un saldo ideale di giustizia.
Rebecca Rampazzo