Gender Gap: l’esempio di 7 attiviste più influenti al mondo

“Se non io, chi? Se non ora, quando?”. Sono poche, semplici ed efficaci le parole scelte dalla famosissima attrice Emma Watson in chiusura di uno suoi dei più celebri discorsi tenutosi alle Nazioni Unite per la campagna di sensibilizzazione intorno alla questione gender gap. Una piaga sociale di cui la Watson richiama l’urgenza e il senso di responsabilità che questa comporta per ciascuno di noi. Così come lei, tantissime donne, attiviste, intellettuali, sportive, musiciste, attrici, economiste e politiche si sono impegnate e si impegnano ogni giorno per vedersi riconosciuta l’eguaglianza rispetto agli uomini e, quindi, anche i propri diritti in quanto donne.  ll gender gap, ossia la disparità tra i sessi nel lavoro così come in tanti campi del nostro agire, è in effetti uno tra i più importanti problemi irrisolti dei nostri giorni, un fardello che ci trasciniamo da ormai troppo, una presenza che ingombra e intralcia la traiettoria di crescita e sviluppo non solo delle donne, ma dell’intera società. E le statistiche ci allarmano mostrandoci che per colmare il divario tra i sessi e raggiungere la piena eguaglianza non basterà questo secolo, come abbiamo approfondito nelle analisi sul Gender Gap Index.

Vediamo, allora, chi sono e cosa stanno facendo le donne più attive e impegnate al mondo per sensibilizzare e combattere, il Gender Gap.

#1. Samira Ahmed: sentenza storica contro la BBC

Era pagata sei volte meno del collega maschio. Samira Ahmed, giornalista britannica della BBC e conduttrice del programma “Newswatch” diventa nota al mondo intero a gennaio 2020 quando tre giudici del London Central Emplyment Tribunal stabilirono la sua vittoria contro la BBC, accusata di retribuire sei volte meno la giornalista rispetto al collega maschio. In tribunale, la BBC non è riuscita a difendersi dalle accuse di presunta discriminazione sessuale e così Ahmed ha ottenuto non solo un’importante soddisfazione personale, ma anche un immenso sostegno dal mondo intero che ha riconosciuto il suo coraggio nel procedere legalmente contro il proprio datore di lavoro in nome di una giusta causa. 

#2. Meghan Markle: da sempre vicina alle donne

Conosciuta al grande pubblico come attrice della celebre serie tv “Suits” e poi moglie del principe Harry d’Inghilterra, Meghan è anche una delle attiviste più impegnate per dare voce e sostegno alle donne. All’età di appena 12 anni scrisse una lettera a Hillary Clinton per denunciare un commento sessista di una campagna pubblicitaria comparsa in televisione riuscendo ad ottenerne l’immediata eliminazione. Ma questo era solo l’inizio, perché Meghan diventa una delle più note paladine del femminismo, entra a far parte delle Un Women, partecipa a viaggi e conferenze, presiede importanti organizzazioni no-profit e sfrutta l’attenzione mediatica nei suoi confronti per lanciare messaggi rivolti alle ragazze, alle donne e agli uomini sensibilizzando in tema di empowerment femminile, gender gap, uguaglianza e fiducia in sé stessi. Ultimo gesto in questa direzione è stato l’investimento nella start-up tutta la femminile “Clevr Blends” specializzata nella produzione di diversi tipi di latte in polvere.

#3. Emma Watson: lancia la campagna #heforshe

Diventata celebre per il ruolo di Hermione Granger nella saga di Harry Potter, Emma Watson non è da apprezzare solo per il suo lavoro nel mondo del cinema. Nel 2014 diventa ambasciatrice del movimento britannico Un Women lanciando la campagna HeforShe con l’obiettivo di coinvolgere ragazzi e uomini nella lotta contro il gender gap. Celebre e imperdibile è il suo discorso in cui dimostra come anche agli uomini convenga l’eguaglianza di genere: qui il link: https://www.youtube.com/watch?v=gkjW9PZBRfk

#4. Sheryl Sandberg: da Facebook al libro “Lean In”

Esempio di successo in un mondo del lavoro ancora troppo maschile. Sheryl Sandberg è diventata nel 2012 la prima donna nel consiglio d’amministrazione di Facebook, dopo essere passata da vicepresidente delle vendite e delle operazioni online globali di Google e dallo staff del Segretario del Tesoro degli Stati Uniti. Insomma, una carriera brillante che le ha dato molto su cui riflettere in tema di gender equality e gender gap e che l’ha portata a scrivere il famoso libro “Lean In” in cui evidenzia come, nonostante i miglioramenti della condizione femminile odierna rispetto alle generazioni passate, gli uomini detengano ancora la stragrande maggioranza delle posizioni di potere della politica e negli affari. Ha spiegato alle donne l’importanza del “farsi avanti”, del non dover sacrificare lavoro o famiglia, ma vivere in modo completo entrambe le dimensioni. 

#5. Malala Yousafzai: per il diritto all’istruzione

Nel 2014, ad appena 17 anni, vince il premio Nobel per la Pace e da quel momento, grazie alla visibilità ottenuta, aumenta il suo impegno a favore soprattutto dell’istruzione femminile, tema a lei carissimo e primo passo per una vera e propria lotta al gender gap. Nata nel 1997 nella città pakistana di Mingora, all’età di 11 anni cura un blog della BBC con cui- in forma di diario- documenta il regime dei talebani pakistani contrari ai diritti delle donne. Considerata responsabile di oscenità e di diffusione di “secolarismo” nella zona, nel 2012 fu colpita alla testa da alcuni proiettili talebani mentre si trovava sull’autobus che l’avrebbe riportata da scuola a casa. Una scena tragica ed impressionante raccontata in modo impeccabile nel suo libro “I’m Malala”. Miracolosamente salvata, da allora si è laureata ad Oxford ed è oggi paladina del diritto all’istruzione delle donne. 

#6. Michelle Obama: azione a tutto tondo

Pochissime le presentazioni necessarie. Michelle Obama è tra le donne più influenti al mondo e da sempre in prima linea per la parità dei diritti e l’uguaglianza di genere. Dal tour nel sud est asiatico insieme all’attrice Julia Roberts per una campagna di lotta per la parità di genere e l’emancipazione femminile al libro autobiografico “I’m Becoming”, chiaro è l’impegno dell’ex first Lady nel ricordare quanto sia importante innanzitutto trovare in noi stesse e nelle altre donne il sostegno di cui abbiamo bisogno in alcuni momenti cruciali della vita. Solo così possiamo gettare le basi per vedere definitivamente ridotto il gender gap. 

#7. Loujain al-Hathloul: in carcere per aver difeso i diritti delle donne

Liberata il 10 febbraio dopo 1000 giorni di carcere, Loujain al-Hathloul è forse il volto più conosciuto delle proteste delle donne nel Regno dei Saud: 31 anni e leader del movimento Women to drive, si batte per l’emancipazione femminile e per vedere garantito, al pari degli uomini, il diritto a guidare alle donne saudite. Inizia a circolare il suo nome in tutto il mondo quando nel 2014 fu arrestata per aver tentato di attraversare in auto il confine tra Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita infrangendo il divieto di guida imposto alle donne nel regno. Diventa, poi, leader del movimento Women to drive e fece circolare video in rete che mostravano donne nell’atto di guidare automobili. Uno sforzo che, nonostante tutto, ha portato risultati perché nel 2017 fu emanato un decreto reale di sospensione di tale divieto. Nel 2018 viene accusata di terrorismo e le si rivolge una condanna a 5 anni e 8 mesi di carcere. Imprigionata, subisce torture e violenze sessuali che spingono numerose organizzazioni per i diritti umani a chiederne la scarcerazione. Viene liberata il 10 febbraio 2021 dopo 1000 giorni di carcere.

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