Amelia Earhart

“Il coraggio è il prezzo che la vita esige per l’assegnazione della pace”

Il Coraggio è la parola che lega le storie di tutte le grandi donne che ci hanno ispirato e che continuano ad ispirarci giorno per giorno. Coraggio è anche la parola che ha utilizzato una donna che non ha solo pensato fuori dell’ordinario ma ha davvero rotto gli schemi e si è fatta strada in una delle attività che, nei primi anni del Novecento, era un’esclusiva del mondo maschile. Questa donna è Amelia Earhart ed è conosciuta per essere stata la prima donna ad aver sorvolato l’Oceano Atlantico.

In quel tempo pensare ad una donna come pilota non era del tutto una novità, infatti la stessa Amelia aveva preso lezioni da Anita Snook e, con l’ottenimento del brevetto, si qualificava come la sedicesima donna al mondo ad essere diventata pilota. Amelia Earhart nasce nel 1897 ad Atchinson in Kansas, il suo primo volo fu all’età di 23 anni come passeggera e, da quel momento in poi, scoprì il suo destino. Come lei stessa affermò: «Quando raggiunsi la quota di due o trecento piedi, seppi che dovevo volare>>; da quel momento in poi la giovanissima aveva ben chiaro che il suo destino era quello di volare. Nonostante l’elevato costo delle lezioni, Amelia con tenacia e coraggio, iniziò subito a lavorare per raggiungere il suo obiettivo.

Da sempre il suo stile è agire in modo non ordinario, battendo tutti i record possibili e rivoluzionando il ruolo della donna nell’areonautica. La giovanissima ha reso iconico il ruolo della donna pilota lasciando impressa l’immagine che le donne, anche in tale veste, sono capaci di imprese considerate a quell’epoca impossibili, talvolta anche per gli uomini. La sua fama infatti inizia nel momento in cui venne coinvolta da George Putam, suo futuro marito, nella trasvolata atlantica del 1928 assieme a Wilmer Struz e Louis Gordon a bordo del trimotore Fokker, chiamato “Friendship”, amicizia. I tre atterrarono nel Regno Unito, nel Galles, nel giugno 1928. Il suo contributo nell’impresa però, come lei stessa evidenziò successivamente, fu marginale tanto da portarla ad affermare di essersi sentita al pari di “a sack of potetoes” (un sacco di patate). Nonostante ciò, l’attenzione della stampa fu tutta rivolta verso la donna. La spedizione testimonia che nel mondo dell’areonautica era difficile farsi strada e la giovane pilota ha dovuto affrontare una serie di difficoltà per conquistare il rispetto da parte dei suoi colleghi e ottenere la stima dovuta per le sue capacità di pilota. Amelia era consapevole sia delle sfide che le si ponevano davanti, sia che le sue paure erano in realtà ciò che la spingeva ad andare avanti sul suo percorso. “La cosa più difficile è la decisione iniziale di agire, il resto è solo tenacia. Le paure sono tigri di carta” afferma la nostra “Lady Lindy”, soprannome che le venne affibbiato dalla stampa dopo la sua seconda impresa che la rese ancora più celebre nel mondo dell’areonautica.

Non a caso la caratteristica che più la contraddistingue è il coraggio poiché ella non si limitò soltanto a questa traversata atlantica ma ne portò a termine, qualche anno dopo, un’altra. Completamente sola partì da Terranova e il 21 maggio 1932 completò la sua impresa atterrando a Londonderry, nell’Irlanda del Nord, impiegando 14 ore e 56 minuti e utilizzando il velivolo Lockheed Vega.

La creatività e le doti di Amelia erano svariate: il suo desiderio di realizzazione come donna pilota l’ha spinta non solo a diventare aviatrice ma anche disegnatrice; lei stessa infatti, dopo le sue imprese, ha portato avanti la creazione di capi d’abbigliamento per donne aviatrici per migliorare e rendere più pratici i vestiari delle donne pilota. Insomma Amelia aveva trasformato la figura dell’aviatore e, a quel tempo, l’attenzione della stampa e delle più importanti riviste di moda, come Vogue, era concentrata a raccontare ogni sua mossa. Ogni sua iniziativa, sommata a tutte le grandi imprese dell’aviatrice, erano il segnale che i tempi stavano cambiando e che si doveva lasciare spazio alle donne di affermarsi e distinguersi in qualsiasi campo, anche quello dell’areonautica. Amelia a quel tempo, e ancora oggi, può essere di ispirazione per le donne e come allora, le sue parole possono darci forza per raggiungere ogni nostro obiettivo, anche quello che sembra impossibile perché “Si può realizzare qualsiasi cosa si decida di fare. Si può agire per cambiare e controllare la vita. E il percorso che si compie è la vera ricompensa.”